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30 luglio 2018

La ‘regista’ della Forium è Cinzia Mastromarino: “Tanti ruoli, qui non ci si annoia mai”

Categoria: #foriumdalcomune

Un’altra figura strategica facente sì che in Forium tutto torni come deve è quella di Cinzia Mastromarino, 48 anni, originaria di San Giuliano Terme ma da alcuni anni ormai residente a Santa Maria a Monte. L’infografica di #foriumdalcomune purtroppo è ingrata nel senso che riassumere il suo ruolo in poche righe è limitativo. Principalmente è la responsabile dell’area orientamento, del coaching e dei tutor. Senza il suo prezioso apporto è come se in una squadra di calcio mancasse un regista di centrocampo, per fare un paragone calcistico.

Cinzia si è sottoposta alle domande di #foriumdalcomune per raccontare la propria esperienza anche a chi è fuori dal settore della formazione e far capire cosa c’è dietro l’organizzazione di offerte formative che spesso aiutano molte persone a riscattarsi a livello umano e professionale.

Partiamo da una ricorrenza. 2008-2018, a conti fatti sono dieci anni di Forium. Complimenti!

Sì, a giugno ho ‘festeggiato’ il decennale in questa azienda. Sono partita dal ruolo di tutor, poi con approfondimenti e studi sono arrivata adesso a lavorare con i tutor stessi, formandoli e supervisionandoli, fornendo loro supporto e sostegno. Disegnerei questi dieci anni come un freccia rivolta verso l’alto, con un percorso consapevole di crescita.

Quanti tutor sei chiamata a seguire?

Attualmente due, ma ci sono stati momenti in cui ho dovuto supervisionare anche sei tutor contemporaneamente.

Quando hai a che fare con un tutor, qual è il primo consiglio che ti viene di fornire?

‘Sii coerente’. I ragazzi, parlo in primo luogo dei ‘drop out’ fuoriusciti anzitempo dal percorso scolastico, cercano la coerenza, ci vedono come figure di riferimento che non hanno mai avuto, sono molto attenti a quel che viene detto loro.

In cosa consiste, in pillole, la formazione di un tutor?

Significa dare loro gli strumenti di formazione su un progetto e quali sono gli scopi formativi specifici, relazionarsi sulla modalità di gestione dell’aula, dei rapporti con i ragazzi  e con i docenti, gestire insieme le varie problematiche, fornendo loro una base. È importante fin da subito che i tutor comprendano l’importanza e la ‘bellezza’ dei ragazzi che hanno di fronte, i quali spesso arrivano da noi con storie non facili e hanno bisogno di essere ascoltati. La formazione del tutor iniziale diventa poi costante durante l’anno: ci confrontiamo e cerchiamo una soluzione immediata a ogni singolo problema che si presenta davanti.

Da un po’ di tempo per gli Under 18 si devono effettuare anche delle selezioni se le domande superano le 15 unità. Come le affronti?

Sono io che in Forium mi occupo dei colloqui di orientamento. Prima non c’era una selezione, dall’anno scorso la Regione Toscana ha messo degli sbarramenti e per me è stato un po’ anomalo. È sempre difficile selezionare, occorre una grande capacità di ascolto e ferma lucidità. Bisogna prestare attenzione a quel che viene raccontato dal candidato corsista, cerco la sua motivazione e indago sul suo reale o presunto bisogno di fare certe cose. Professionalmente nasco nell’area della selezione del personale, con un ‘know-how’ basato su metodi di orientamento e di coaching per capire il tipo di bisogno reale, in modo da tirare fuori dalle persone le motivazioni. È importante capire, nell’interesse di tutti, se il potenziale corsista è pronto a resistere alla durata di un corso ed essere costante nel portarlo avanti. Da parte mia bisogna applicare una certa distanza sociologica: il distacco ci vuole, assieme quando serve anche a una dose di empatia.

Spiegaci il primo approccio con un ragazzo ‘drop out’.

Si va a lavorare sulla costruzione delle identità dei singolo ragazzi. Solitamente quando si presentano da noi hanno stima zero, poca fiducia in loro stessi e negli adulti, sono spaventati dal futuro e spesso incapaci di progettare. In genere tendono a perdersi durante le ore di lezione. Il colloquio prima del corso fatto al ragazzo è già di per sé formativo, perché gli viene prospettato un percorso. All’avvio delle lezioni mi occupo di fare orientamento d’aula con tutta la classe: si lavora sul clima di gruppo, sulla conoscenza reciproca. Al termine di questo primo percorso so già come i corsisti possano interagire uno con l’altro ed è questo il modo che ho di conoscerli. Sapere chi sono i ragazzi e avere un inquadramento di ognuno di loro è fondamentale quando i tutor vengono da me per risolvere delle problematiche. Quello che bisogna sempre fare, in sostanza, è ascoltare i ragazzi in maniera vera, per essere percepiti da loro come persone presenti e, sopratutto, non giudicanti.

C’è un momento ‘clou’ del cammino formativo?

Quando arrivano in fondo è momento felice per tutti, è il termine di un percorso corale dove ci guadagniamo professionalmente ognuno di noi, l’azienda, lo studente e tutto il contesto. Voglio riprendere le parole di un corsista, Filippo Gesi, che in una delle interviste di #foriumdalcomune aveva detto che un corso non è volto solo a preparare al mondo professionale, ma a preparare alla vita. Per noi la soddisfazione massima è vedere il ragazzo che a fine percorso riesce a gestirsi. Dando le risposte giuste si restituiscono sorrisi e loro stessi scoprono risorse che non pensavano di avere, trovando così un proprio equilibrio.

C’è invece un messaggio da passare alle famiglie dei ragazzi che valutano di intraprendere un percorso del genere, alternativo alla scuola tradizionale?

Quello di fidarsi di noi. Fare un percorso con noi implica da parte del ragazzo impegno e serietà, i nostri non sono corsi di serie B rispetto alla scuola, dato che comunque il diploma finale equivale al terzo anno di un istituto professionale. Abbiamo metodologie diverse dalla lezione frontale, che ci permetto di arrivare ai ragazzi in maniera diretta. Quelli proposti sono percorsi in cui serve dedizione: negli stage infatti c’è il rischio che vengano i nodi al pettine, perché il rischio che il meccanismo si incastri c’è.

Altro tuo impegno è quello nelle scuole per contrastare l’abbandono scolastico.

Al ‘Cattaneo’ di San Miniato abbiamo appena concluso il secondo anno di un progetto che mira ad avere colloqui con i ragazzi arrivati al termine del primo quadrimestre con un cospicuo numero di insufficienze in pagella. Mi occupo di parlare con questi giovani, capire le difficoltà e intavolare progetti in modo tale da trovare un metodo per non perdere l’anno. Sono felice perché al ‘Cattaneo’ c’è molta attenzione sulle individualità dei ragazzi e, talvolta, facciamo più di un incontro singolo con loro in modo da seguirlo con maggiore attenzione.

Altro da aggiungere?

Ci sarebbero tantissimi altri aspetti del mio lavoro da approfondire. Mi occupo principalmente dell’area drop out. Come detto faccio la selezione dei corsisti, l’orientamento per i corsi sia degli adulti che dei minori. Inoltre progetto  interventi di orientamento nei vari corsi e percorsi per gli orientatori che vanno in aula. Ammetto che la noia non esiste alla Forium, la tanta mole di lavoro mi tiene viva, attiva e partecipe…