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15 febbraio 2021

La Dad non ferma “Orienta il tuo Futuro”: facciamo il punto con Simone Cini

Categoria: #foriumdalcomune

Nonostante la didattica a distanza e tutte le difficoltà legate alla pandemia da Coronavirus, il progetto “Orienta il tuo Futuro” della Regione Toscana, che ha come agenzia capofila Forium di Santa Croce sull’Arno, è proseguito mutando le modalità di incontro con le classi ma non il suo spirito iniziale. Ne abbiamo parlato assieme a Simone Cini, 47 anni di Arezzo, uno degli “orientatori senior” che hanno aderito al progetto.

Partiamo da te. Di cosa ti occupi?

Il mio campo è quello della formazione: lavoro sulle competenze trasversali oppure, con i drop out, su quelle di base. La cosa che mi piace di più fare è la parte di orientamento. Lavoro come libero professionista prevalentemente fuori dall’area aretina, in particolare tra Siena, Pisa, poi grazie alle piattaforme Meet e Zoom ho allargato il raggio di azione anche al resto di Italia.

Come sei arrivato al mondo della formazione?

Mi ci sono trovato per puro caso e mi è piaciuto. Ho iniziato l’università piuttosto tardi, nel frattempo avevo fatto il servizio civile e altri lavori. Durante la fine degli studi prima della laurea ho seguito un corso di formazione breve sull’orientamento e un collega mi consigliò di presentare un mio curriculum. Avevo fatto già formazione in alcune Onlus aretine, ma da qui mi sono poi allargato prima nel settore delle banche e degli enti pubblici, poi in agenzie formative e nel settore dell’orientamento, quello che considero la parte più divertente del mio lavoro e su cui ho costruito la mia figura professionale.

Come funzionano gli incontri di “Orienta il tuo Futuro”?

In ogni classe in cui andiamo – quarte e quinte superiori – si fanno sei ore di orientamento formativo. Ci si basa facendo prima compilare delle schede, che lasciano traccia scritta e danno a ognuno il proprio spazio di parola. Si fa una riflessione su noi stessi, sul motivo perché siamo qui, parliamo delle qualità e dei valori degli studenti e di come definire il progetto per il futuro. Poi si punta sulle scelte: si fa un primo racconto su come funziona l’università, quali sono gli atenei toscani, i costi, il tema del diritto allo studio. Si parla di Its e dei progetti Giovanisì, infine si fanno lavorare gli studenti sulle competenze trasversali che il mondo di lavoro si aspetta, sui possibili loro progetti e sulle aspettative. Si opera in modo personalizzato, infatti i materiali prodotti si riconsegnano agli studenti e non ai docenti o ai genitori.

Cosa è cambiato da quando il progetto è mutato per le conseguenze del Covid-19?

Stiamo incontrando le classi in modalità online da settembre 2020. In presenza siamo riusciti a fare le scuole del Valdarno Aretino, rispettando le norme richieste. Questo ha cambiato – e complicato – un po’ le cose: dal 50% di presenza dei ragazzi ai tempi di organizzazione che con le e-mail, invece che facendosi vedere nelle scuole, si allungano. La posta elettronica non dà il senso dei tempi di urgenza delle richieste che si pongono, ma poi ci si organizza. Inoltre prossimamente partiranno dei webinar per le scuole, in collaborazione con le aziende della filiera.

Cosa cambia da un incontro in presenza a un online?

Mi manca molto il feedback che si ottiene con persone davanti: quando ci sono delle telecamere spente ci possono essere aule più taciturne e meno predisposte, in quei contesti è difficile innescare i ragazzi. Magari ci si riesce, ma con tanta fatica in più per tutti. Diventa più parcellizzato quello ce fai. Per esempio, le schede che facevi compilare in classe adesso le devi far scaricare, non è la stessa cosa. Possono esserci problemi di connessione o di programmi, si ovvia ma non è lo stesso.

Hai visto cambiare gli studenti delle scuole superiori in questo anno?

Noto come ogni parola data di sostegno venga accettata e data per buona. Il problema è che la distanza non ci fornisce la misura di quanto una parola possa essere realmente buona, cosa che in aula capita meno. Gli studenti si stavano abituando a tornare in aula, ora l’alternanza di colori delle regioni rischia di generare un nuovo marasma. Infine c’è la mancanza di appigli su cui contare e il contatto sociale, come a tutti.

Ci sono orientatori Senior e Junior in questo progetto. Qual è il rapporto tra di voi?

Gli Junior li ho visti crescere nel tempo: all’inizio c’era una divisione netta dei ruoli, ora gli Junior stanno facendo esperienza. Agli incontri siamo sempre in due, con una divisione tra chi segue l’orientamento formativo e chi la parte informativa, di solito ad appannaggio degli Junior che sono usciti da poco dall’università. Poi questa distinzione non è mai così netta, c’è uno scambio di ruoli che capita in maniera istintiva dopo 2-3 anni che si lavora insieme. Le classi vengono prese in carico, accolte rispetto al progetto, e poi si va avanti secondo le specificità di ognuna.