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15 ottobre 2020

Lido Barbieri: “Tra Poteco, Toscana Manifatture e Forium sinergia importante per il calzaturiero”

Categoria: #foriumdalcomune

La consolidata sinergia tra il Polo Tecnologico Conciario di Santa Croce sull’Arno, il Consorzio Toscana Manifatture e l’agenzia formativa Forium ha portato nel tempo all’organizzazione e alla gestione di numerosi corsi propedeutici all’inserimento di nuovi lavoratori all’interno delle aziende calzaturiere del Comprensorio del Cuoio. Uno degli ultimi progetti congiunti si chiama “Camminare” e nel mese di ottobre 2020 è arrivato a conclusione. Alla luce di questa nuova esperienza, #foriumdalcomune è andato a conoscere Lido Barbieri, 69 anni, di San Miniato (PI), professionista di comprovata esperienza nel settore e oggi docente. 

Come è iniziata la sua esperienza da docente?

Prima ero il direttore del calzaturificio Nuovo Carlos a Fucecchio. Da circa dieci anni sono in pensione e da allora faccio formazione. Sono andato anche all’estero per insegnare in mestiere, persino in India. Per fare il docente ci vuole pazienza, bisogna partire dall’inizio e dare tempo alla persona di imparare. Nel giro di 7-8 giorni si iniziano solitamente a vedere i progressi. 

Direttore di azienda versus docente: cosa cambia?

Quando sei direttore controlli un prodotto finito a un personale formato. Fare l’insegnante non è stato però difficile. Devi essere bravo ad accompagnare i ragazzi, fare vedere loro dove non mettere le dita per non farsi male, per esempio. C’è voluto un po’ di tempo per migliorare i meccanismi didattici: per esempio è importante mostrare i difetti di un campione e insegnare dove migliorare. Devo dire però che i partecipanti ascoltano, sia che siano usciti anzitempo da scuola, sia quelli provenienti dal mondo del lavoro e cercano nuove opportunità, per esempio penso a tante persone ex addetti delle vetrerie di Empoli.

Qual è il punto di forza della sinergia tra Poteco, Toscana Manifatture e Forium?

Se non ci fossero questi corsi le imprese sarebbero in difficoltà. Le aziende tengono di conto le persone che escono da questi percorsi. Per esempio chiedono a me o a Gianluca Papini informazioni su chi frequenta i corsi. Con la nostra esperienza insegniamo ai partecipanti come si sta in fabbrica, il rispetto dell’orario, la necessità di tenere pulito il posto di lavoro. Se c’è l’interesse del mercato e un corsista è più portato a una mansione piuttosto di un’altra, noi cerchiamo di specializzarlo già durante il percorso formativo.

Quali sono i risvolti sul placement?

La Regione Toscana ha fatto “un bel lavoro” a promuovere questi corsi: in tre anni ne abbiamo fatti una ventina e in parecchi hanno trovato la loro occupazione. Vediamo generalmente buoni risultati: magari non sempre immediati ma nel giro di un paio di mesi le aziende inseriscono i neoqualificati che spesso si trovano bene nei luoghi di lavoro. Gli stessi titolari delle aziende vengono ai corsi a vedere lavorare i ragazzi.

Passiamo al progetto Camminare. Com’è andata?

Siamo partiti quasi da zero. Abbiamo fatto modelleria, taglio e aggiunteria prima di passare alla manovia di costruzione. Rispetto all’azienda in cui l’operaio si specializza in un solo ambito, qui facciamo vedere tutto il passaggio della scarpa. Quando si arriva al termine non abbiamo lavoratori esperti, ma con un’infarinatura complessiva sulla pelle, su come si produce una tomaia, come si monta, lavora o cuce una scarpa. Per essere dei ragazzi giovani che una calzatura non l’avevano mai vista, ho visto dei buoni lavoretti da presentare all’esame finale. Diciamo che chi esce da questo corso è abbastanza instradato.

Cosa è cambiato dai tempi in cui lei era direttore in azienda a oggi?

Un tempo su dieci lavoratori quattro erano giovani affiancati agli anziani: a forza di provare si vedevano progressi dopo 3-4 anni. Oggi le fabbriche non hanno più la possibilità di far perdere tempo a un lavoratore esperto come formatore. Sono state ridimensionate in termini di produzione e di personale, quindi necessitano di prendere dei ragazzi con delle basi, capaci di prendere in mano una scarpa o programmare una macchina computerizzata. Restano però le attitudini: le ragazze sono più portate al lavoro di aggiunteria, i maschi alla produzione in manovia. Per fortuna ci sono tanti ruoli specifici che pur mantenuti nel tempo richiedono sempre un certo perfezionamento.