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15 aprile 2018

Tiziana Reali, l’ambasciatrice di Forium: “Progetti Europei? Parola chiave ‘disponibilità'”

Categoria: #foriumdalcomune

Quando progettazione e docenza si incontrano è facile che entrambe ne traggano rispettivi vantaggi. Questo aspetto lo ha ben capito Tiziana Reali, 42 anni di Capanne (Montopoli in Val d’Arno) che dal 2004 collabora con Forium sia come docente di lingue straniere e, soprattutto, come ‘stratega’ e diplomatico della cooperativa per i progetti internazionali. È lei la prima intervistata di marzo 2018 per il progetto #foriumdalcomune, pronta a spiegarci in cosa consiste il proprio ruolo.

Tiziana, come è cominciato il tuo ruolo di ‘ambasciatore’?

Nel 2013, quando Forium si è aggiudicata con Kazi il primo progetto europeo, è stata la mia prima esperienza. Avevo un background lavorativo nel commerciale estero che mi portava ad avere un certo modo di fare nelle pubbliche relazioni. È stata una bella esperienza: Kazi in lingua swahili significa lavoro, con un progetto di due anni abbiamo operato per sviluppare l’inclusione sul luogo di lavoro. Ed è stato solo l’inizio.

Infatti gli impegni sono aumentati…

Nel 2015 abbiamo vinto altri due progetti: su E-Cal mi sono occupata in prima persona di redigere la guida della piattaforma di autoapprendimento delle lingue, poi c’è stato Combus, la nostra proposta per insegnare a studenti e docenti modi per prevenire e combattere il bullismo a scuola. Tutte esperienze che mi hanno fatto crescere e, nel secondo caso, mi hanno permesso di andare sul campo, nelle varie scuole a contatto con chi ha usufruito del progetto. Anche con Lido ci stiamo togliendo delle belle soddisfazioni nei primi mesi di lavoro.

Come definiresti il ruolo di ‘project manager’?

È quello di colei che si occupa di gestire relazioni tra i vari partner che formano un consorzio europeo. Si occupa della risoluzione dei conflitti, garantisce la realizzazione di elaborati validi e stilati nei tempi giusti, di organizzare incontri di persona e videoconferenze, questionari di gradimento, di tutto ciò che è il dietro le quinte.

Cosa fa la differenza nelle relazioni internazionali?

Il minimo dettaglio e la sua cura. Anche la scelta di un ristorante, del dove trovarsi per una riunione, la logistica, o il luogo di incontro, sono fattori che agevolano l’incontro e il confronto. A questo ci unirei la capacità di mantenere la calma anche in situazioni in cui ci sono tensioni tra persone che cooperano sullo stesso progetto. Essere disponibili è fondamentale, collaborare nei progetti europei significa fare in modo da essere presenti e venirsi incontri. A Londra recentemente partecipare a una cena conviviale mi ha permesso di parlare del nostro lavoro e ha portato a essere partner di un nuovo bando legato all’apprendimento cooperativo in classe. Abbiamo dimostrato che ‘ci siamo’, e siamo stati ripagati.

Combus è un ‘made in Italy’ che è piaciuto anche all’estero. Perché?

Un convegno a Cipro ci ha permesso di far conoscere a livello europeo il nostro lavoro tanto da renderlo un modello da seguire anche all’estero. Il nostro approccio semplice, diretto e chiaro, per spiegare concetti ‘duri ‘a bambini di seconda elementare, ha colto nel segno. È piaciuto il modo di esprimere concetti come ‘ferire l’altro’ mostrando ai bambini il cartone animato di Cenerentola, indicando sentimenti come la derisione e il ferimento in maniera concettuale ed evidente allo stesso tempo.

Se ti definiamo ambasciatrice te la prendi?

Ambasciatrice? Sì, direi una chiacchierona (ride, ndr). Però i risultati a casa alla fine li porto e allora va bene…

Veniamo al tuo ruolo di docente. Lavori su vari ambiti, quale preferisci?

I ‘drop out’ senza dubbio. Mi piacciono le sfide, come rendere interessante la scuola a chi l’ha abbandonata. Il mio modo di fare è quello di evitare i mezzi canonici, utilizzare il cooperative learning, lavorare in  gruppo riflettendo su un argomento. All’apprendimento ci si arriva insieme, in maniera attiva: attraverso la musica contemporanea e i video impariamo per esempio le regole grammaticali, rimangono più impresso.

È qui che le esperienze si fondono…

I ruoli si compensano perché, per esempio, in Ecal ho portato dentro i metodi didattici utilizzati sull’esperienza sul campo. Ho giocato d’esperienza, come si suol dire.

Adesso a cosa aspiri?

Spero di scrivere un progetto tutto nostro, vorrei essere non solo una coordinatrice ma diventare proprio una project writer. Insomma, renderci ulteriormente protagonisti.