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15 giugno 2021

Fiorenzo Ranieri: “L’ascolto, elemento fondamentale nell’adolescenza”

Categoria: #foriumdalcomune

Fiorenzo Ranieri, psicologo clinico e psicoterapeuta aretino, da molti anni si occupa di adolescenza in particolare di ritiro sociale e ricerca del rischio estremo. Lavora nel Servizio di Salute Mentale Infanzia Adolescenza dell’ASL Toscana Sud-Est e in libera professione. Giovedì 10 giugno 2021 ha concluso il ciclo di incontri “Crescere Insieme” promosso nell’ambito di “Vagabondi Efficaci” e, per #foriumdalcomune, abbiamo voluto raccontare questa esperienza sintetizzando alcuni passaggi della conferenza, visibile anche in fondo all’articolo grazie al player di Youtube.

L’adolescenza è un momento di forti cambiamenti dal punto di vista delle relazione, delle trasformazioni del proprio corpo, del confronto verso il gruppo di coetanei, della gestione di sé e del rapporto con i genitori, cosa significa ascoltare durante l’adolescenza?

Non c’è nessuna possibilità di crescere se non si viene ascoltati, l’ascolto è sempre importate in qualunque momento della vita di una persona, durante l’adolescenza ancora di più in quanto in questo periodo della vita si ha bisogno di confronto e di ascolto costante sia da parte dei pari che degli adulti. I segnali che gli adolescenti ci mandano sono forme di comunicazione che spesso non riusciamo a decodificare. Per esempio un ragazzo che combina guai, molto spesso è il suo modo per comunicare qualcosa. Ci deve essere quindi un’interazione a tutto tondo, cioè comunicare attraverso il corpo, la mente e le emozioni.

In particolare la comunicazione tra genitori e figli si costruisce ogni giorno e può essere molto difficile l’ascolto e la gestione delle emozioni. Gli equilibri infatti cambiano periodicamente e il rapporto va aggiornato, essere genitori è un continuo rinnovamento.

Un figlio adolescente costringe inevitabilmente un genitori a confrontarsi con la propria adolescenza. A volte per i genitori può essere disturbante quando si ripresentano emozioni vissute nel periodo adolescenziale, molti infatti non hanno un buon rapporto con quel periodo della loro vita.. Il genitore viene spiazzato, il consiglio è cercare di ricordare il proprio periodo adolescenziale, perché tutti gli adulti sono stati bambini e adolescenti.

Una quota comunque di non comunicazione è fisiologica: uno dei compito dell’adolescente è quello di diventare adulto e quindi autonomo, si sta costruendo un’identità che lo renderà capace di andar via da casa. La crescita durante l’adolescenza è rapidissima, il genitore si abitua a dei modi di essere che in pochi mesi evolvono. Una eccessiva intrusione può compromettere il senso di identità e può portare a una svalutazione di sé, mentre un eccessivo allontanamento è lo stesso deleterio.

Una delle questioni che mette a scontro genitori e adolescenti è l’avere bisogni diversi, dovuto al fatto che l’adulto ha bisogno di sicurezza e quindi tende a modulare la vita familiare in funzione di questa e che risulta invadente dal punto di vista dell’adolescente. Viceversa uno dei bisogno di quest’ultimo è quello di esplorare, fare esperienze, incontrarsi, trovarsi nelle situazioni. Se non esplora ha un vuoto. Possiamo immaginarci gli adolescenti come un gruppo di ragazzi che gioca a pallone in prossimità di un burrone, il compito degli adulti è quello non di non farli giocare ma di mettersi tra loro e il burrone, per farli continuare a giocare e tenerli solo lontani dal precipizio.

Ci può parlare del fenomeno dell’hikikomori? Pensa che l’utilizzo di smartphone, videogiochi, tecnologia in generale possa incidere sull’isolamento?

Il fenomeno dell’hikikomori si sviluppa in quei ragazzi che decidono volontariamente di chiudersi in casa, non escono più di casa, interrompendo qualsiasi contatto sociale, compresi la scuola o la formazione professionale. Di solito è una modalità con cui alcuni si difendo da qualcosa troppo forte. In questo caso il ritiro sociale comunque non è associato a condizioni psicopatologiche.

Per quel che riguarda l’utilizzo della tecnologia, una forte responsabilità è dei genitori che per una questione di sicurezza “silenziano” con smartphone i propri figli rilegandoli in casa, luogo sicuro e allontanandoli dal mondo esterno, che invece potrebbe essere potenzialmente pericoloso. Poi però diventano dipendenti dalla tecnologia. Per gli adolescenti che propendono per la chiusura, la tecnologia diventa un canale di comunicazione, quindi bisogna capire se lo strumento venga utilizzato fine a se stesso oppure è il modo per comunicare con altri. Una prova che questa dipendenza non è poi così presente è stata proprio la DAD, molti erano contenti di staccarsi dai pc e tornare a scuola.

L’adolescente ha bisogno del gruppo e di riconoscersi in questo, ma spesso il gruppo di amici non va bene ai genitori, perché?

Nell’adolescente cambia il punto di riferimento: non sono più infatti i genitori, ma l’insieme degli amici. Il gruppo di adolescenti ha delle dinamiche interne, delle leadership che si costruiscono, vengono creati dei linguaggi interni non conosciuti all’esterno. Il gruppo è la forma minima di costruzione sociale e l’adolescente si riconosce in questo.

Spesso il conflitto tra genitori e figli sul gruppo di amici si crea perché il genitore organizza la vita sociale del figlio finché è bambino (scelta della scuola, scelta dello sport da praticare), poi quando l’adolescente vuole scegliersi le amicizie, il genitore lo percepisce come un fallimento.