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15 marzo 2021

Stefano Caponi, la formazione non ha età: “A consigliarmela? Mio figlio”

Categoria: #foriumdalcomune

Non è mai troppo tardi per tornare a formarsi: lo sa bene Stefano Caponi, 53 anni di Santa Croce sull’Arno, qualificato al corso “Modeco 1 – Tecnico delle fasi di produzione” promosso dal Polo Tecnologico Conciario e dall’agenzia Forium. Per lui è stata un’occasione di rilancio professionale, per questo gli abbiamo chiesto di raccontare l’esperienza per #foriumdalcomune.

Perché hai scelto di tornare a frequentare un corso?

Per oltre 30 anni ho fatto l’agente rappresentante nel settore delle pelli. Purtroppo l’articolo che commercializzavo io ha avuto sempre meno commercializzazione in Italia, le aziende clienti hanno trasformato la propria produzione e per questo, vedendo calare i fatturati, nel 2018 ho deciso di chiudere la partita IVA. Mi sono reso conto, cercando un nuovo impiego, che avere una qualifica professionale era importante. Insomma, un certificato delle mie competenze serviva.

Come sei arrivato a scegliere questo percorso?

Mio figlio Lorenzo aveva seguito un corso al Poteco: ha studiato come agronomo ma non trovando lavoro ha optato per il settore conciario dove attualmente opera. Io avevo esperienza sul pellame, ma da venditore: per esempio a me mancavano le basi della chimica, che avrebbero completato il mio bagaglio. Infatti quando ho frequentato il corso certe cose che per i ventenni erano nuove, per me erano scontate. Altre le ho apprese frequentando.

Come ti sei trovato al corso “Mod.Eco 1”?

L’ho affrontato con uno spirito buono , ovviamente dipende sempre dalla persona ma io mi ritengo un tipo propositivo, vado avanti e ho voglia di vedere cose nuove, sto bene in compagnia e, insomma, per me è stata una nuova esperienza di scuola, quasi un ricominciare. Un tempo il lavoro lo iniziavi in un’azienda e lo portavi alla pensione, così non lo è più. Se ti trovi in una situazione come la mia devi comunque reinventarti. Ero lo studente con l’età più alta, sebbene comunque ci fossero un paio di quarantenni, e poi tutti ventenni. Ho trovato tanti ragazzi bravi e con voglia di imparare qualcosa, ma un po’ estranei al settore perché inesperti. Tutti si sono impegnati prestando attenzione: il merito però va ai docenti, persone esperte del mestiere, competenti e brave a far capire le cose agli altri.

Tu invece cosa ti porti da questo corso?

Quando ero un venditore non approfondivo, andavo molto a sensazione quando mi chiedevano di giustificare i difetti di una commessa di pellame. Dall’interno, invece, vedi anche come risolvere i problemi che stanno nel prodotto, che essendo naturale ha molta possibilità di cambiare. Penso al clima, all’acqua, all’alimentazione dell’animale: niente è mai uguale, questo lo si apprende solo in azienda. Ho incrementato il mio sapere, ogni giorno con qualcosa di nuovo, partendo da situazioni che si presentano e trovando le soluzioni. Il lavoro mi piace perché è dinamico, come effettuare test con i prodotti chimici, c’è sempre qualcosa da sistemare. Essendo sempre stato il mio mondo, so come muovermi e non è un sacrificio per me. 

Quali sono state le evoluzioni del corso?

Dopo lo stage aziendale sono rimasto all’Italpel di Ponte a Egola per un tempo determinato. Mi hanno valutato nel merito, non solo per l’età. Spero solo che le cose cambino in ambito Covid, affinché il mercato si rilanci e si sviluppi. Penso soprattutto ai più giovani che escono dalle scuole e rischiano di farsi prendere dallo sconforto. 

Consiglieresti la tua esperienza?

Sicuramente. Migliorerei il corso lasciando l’impianto teorico e potenziando le attività laboratoriali, in modo da arrivare nel mondo degli stage aziendali con maggiore consapevolezza. Sicuramente, in un momento non Covid, questi corsi funzionano così da fornire le basi per partire in conceria. Qui trovi il modo di avere quelle basi e conoscenze che nelle scuole tradizionali non trovi.